Prevenire la depressione
Nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di morte e di invalidità nel mondo; le donne ci sono già arrivate, perché secondo le stime dell’Oms, tra i 15 e i 44 anni la depressione è la prima causa di infermità, senza differenze sociali né di razza. Le donne si ammalano di più e vengono curate peggio, tanto che le ricadute sono frequenti. Tuttavia la depressione, secondo numerosi psicologi e psichiatri, si può prevenire.Lo stress è la porta di accesso al corpo, il limite tra interno ed esterno. Diventa patologico quando si prolunga nel tempo e non si hanno risorse sufficienti per reggerlo. La pressione degli eventi produce modificazioni fisiche e psichiche che si possono affrontare agendo all’interno del corpo, con i farmaci, o all’esterno, alleggerendo la pressione. Tuttavia quando si parla di prevenzione l’unica possibilità proviene dall’esterno, lavorando sugli stili di vita.La depressione è una patologia interclassista, legata a una funzione sociale che la donna svolge in tutte le situazioni. Lo stress diventa depressione quando oltre a portare carichi eccessivi, ciò che si è e che si fa, non viene riconosciuto, producendo un attacco all’autostima.
Chi rischia di più Un tempo la società era meno individualista, si poteva contare su una rete famigliare numerosa, e sulla condivisione dei ruoli. Le madri avevano una certa distanza dai figli, mentre oggi vengono educate a non mettere paletti. Quando si parla di depressione spesso si parla di maternità: la madre con figli piccoli è quella che rischia di più, segue poi la madre di figli adolescenti e postadolescenti. La personalità depressiva è quella di chi non sa fare per se stesso
Cosa fare
Ciò che fa ammalare è non sapere perché si sta male. L’idea del male oscuro genera un circuito perverso. Sapere invece che se non si riesce ad alzarsi dal letto è perché il datore di lavoro non gratifica, il compagno insulta e la gente pretende troppo da noi, significa che non bisogna più pensarsi come malati, ma come oberati e non gratificati e ci si può togliere di dosso almeno una parte di peso. Per prevenire la depressione c’è una tecnica: dedicare a se stessi mezz’ora al giorno, preferibilmente tutti i giorni, fuori dai rapporti famigliari. Se è così semplice perché non ci viene insegnata questa tecnica? La risposta sta nel genere; si è detto che la depressione è più un affare femminile, e quindi la medicina preferisce associarla alla vita biologica, ai cicli riproduttivi e agli ormoni, come se fossero un destino ineluttabile. Meglio sostenere che le donne sono depresse a causa di squilibri endocrini, che sottolineare che lo sono perché non hanno tempo per se stesse e non vengono mai gratificate.

Anna Maria Fracas (psicologa e consulente sessuale)
fonte: www.amando.it
Un libro
La dottoressa Elvira Reale, mossa dall’idea che la depressione si può prevenire e che un approccio “di genere” sia decisivo per aiutare le donne a non ammalarsi e a guarire, ha scritto un libro Prima della depressione - Manuale di prevenzione dedicato alle donne, edito da Franco Angeli. All’interno è possibile trovare anche delle schede di approfondimenti e autovalutazione

di Giuseppina Muzzo
I ragazzi usano spesso certe esclamazioni, in molti casi come un intercalare, in altri come reale espressione di malessere.
Secondo l’Associazione dei docenti cattolici il "male di vivere", che può colpire anche gli adolescenti, non sempre è dichiarato e spesso passa inosservato.
Lo stress da competizione, i ritmi di crescita accelerati, la solitudine, gli ambienti relazionali più complessi, le minori occasioni di gioco sono tutti sintomi che intaccano la vita quotidiana dei bambini e degli adolescenti e che finiscono per avere pesanti ripercussioni sulla loro salute mentale.
Comunemente il termine "depressione" definisce il sentimento del “sentirci giù” che tutti noi sperimentiamo di tanto in tanto, anche senza motivi apparenti, e che fa parte delle normali oscillazioni dell’umore.
Nella depressione intesa, invece, come disturbo di rilievo clinico (o malattia), il sentimento del "sentirsi giù" è soltanto uno dei diversi sintomi che caratterizzano il quadro clinico e che è assolutamente sproporzionato rispetto a qualsiasi causa esterna che possa averlo provocato.
La depressione rappresenta una delle patologie psichiche più frequenti (colpisce non meno del 15% della popolazione), ha un incidenza maggiore nelle donne ( 2:1 ), comporta un carico di sofferenza notevole per i soggetti che ne sono affetti e per le loro famiglie ed è responsabile di circa il 60% dei suicidi.
In Italia, nello specifico, sono almeno 800 mila i giovani depressi che manifestano intenzioni di suicidio e soffrono di disturbi della personalità, di tipo ansioso o maniaco-depressivo e il fenomeno sembra essere in aumento.
Secondo gli ultimi dati forniti dagli istituti di psichiatria indicano un forte aumento della depressione fra i giovani: l'8% dei giovani soffre di nevrosi d'ansia e il 5% di depressioni gravemente limitanti. Inoltre per sette ragazzi su cento, che hanno oggi fra i 18 e i 24 anni, la malattia è cominciata prima della maggiore età".
Tale patologia colpisce, non solo l’umore, ma anche il pensiero, la volontà e tutto quanto l’individuo, e non è semplicemente un più o meno transitorio "sentirsi giù".
Negli adolescenti si evidenzia un eccessivo rinchiudersi del/la giovane in se stesso, tristezza, disinteresse, la convinzione che il domani non offre prospettive, improvvisi cambiamenti del carattere e dell’umore, calo del rendimento scolastico, rallentamento psicomotorio, tendenza a bere in modo smodato, gesti ripetitivi, aggressività ed ansia.
Oltre la società, anche l’assetto genetico di un individuo appare in grado di creare una personalità più suscettibile a reagire in modo esagerato agli stress esterni.
Va però specificato che la depressione non è un segno di debolezza del soggetto o una condizione che dipende dalla sua volontà. Il depresso non può sentirsi meglio semplicemente "sforzandosi", "dandosi una mossa", mettendoci "la buona volontà".
La depressione, come tutte le altre malattie, può essere di diversa gravità (da lieve a moderata, da grave a gravissima, fino a rappresentare una minaccia per la vita stessa), di varia durata (da breve a media ed a lunga, fino alla cronicità), con un corredo sintomatologico più o meno ampio e con decorso diverso.
Secondo il DSM |V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) per poter parlare di depressione occorre che cinque o più dei seguenti sintomi siano contemporaneamente presenti durante un periodo di due settimane e rappresentino un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento, inoltre, almeno uno dei sintomi è costituito da umore depresso o perdita d’interesse o di piacere.
· Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri.
· Mancata diminuzione o interesse per tutte, o quasi tutte, le attività per tutta la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.
· Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento di appetito quasi ogni giorno.
· Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
· Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
· Faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
· Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno.
· Diminuzione delle capacità di pensare o concentrarsi, difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno.
· Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l’elaborazione di un piano specifico per commettere un suicidio.
Inoltre:
I sintomi causano disagio clinicamente significativo o un’alterazione del funzionamento sociale, lavorativo, o in altre importanti aree.
I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una condizione medica generale.
I sintomi non sono meglio giustificati da lutto, cioè perdita di una persona cara.
I sintomi persistono da più di due mesi e sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicida, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.
Senza un adeguato trattamento, la depressione può durare mesi ed anche anni: una terapia appropriata può portare alla remissione più o meno completa della sintomatologia in oltre l’80% dei pazienti.
A tal proposito, si prevede che a partire dal 2020 la depressione sarà la seconda malattia più onerosa al mondo.
Ho preso la felicita',
l'ho avvolta in carta d'anima e fiocchi di sogno
e l'ho messa sulle ali del pensiero
perche' voli da te ovunque tu sia..buona notte!
“I bambini sono dei malati fin troppo buoni, rassegnati e un po’ passivi sia per quanto riguarda le cure, sia per il dolore fisico.”
Marcel Rufo, Le bugie vere. Per imparare a dialogare con i propri figli
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Il problema della somministrazione di farmaci psicoattivi a bambini e giovani è spesso motivo di dibattiti e controversie. Proviamo, allora, a chiederci che cosa ci scandalizza di più di fronte alla domanda “Daresti uno psicofarmaco a tuo figlio?”. Rispondere "sì" significa prendere alla leggera il problema e scaricarsi così la coscienza? Rispondere "no" significa negare una possibilità di miglioramento e guarigione a nostro figlio? Forse può essere utile fermarsi a riflettere sulle psicopatologie che possono colpire bambini e adolescenti: il nostro no potrebbe nascondere un rifiuto da parte dei genitori e della società nel riconoscere che i nostri figli hanno un problema serio, che non va sottovalutato.
Vediamo, allora, di fare un po’ di chiarezza trovando qualche certezza nell’anarchia informativa che, purtroppo, ci bombarda quotidianamente. Il bambino non è in grado di decidere da solo ed è importante che i genitori e gli adulti a lui vicini agiscano in coscienza e, soprattutto, muniti delle giuste informazioni in merito.
I disturbi depressivi sembrano manifestarsi sempre più precocemente nei giovani e anche nei bambini, forse per l’eccessivo carico di aspettative ed impegni dei quali gli adulti li ricoprono.
Il primo vero problema risiede nel fare una corretta diagnosi della patologia. Il mondo dei bambini è ancora troppo sconosciuto e, forse, ci è difficile pensare che un bimbo possa soffrire di disturbi dell’umore. E invece, sembra che già al di sotto dei 10 anni di età si possa manifestare una prima sindrome depressiva. Vista la scarsa esperienza comunicativa del suo stato d’animo, spesso il bambino manifesta il suo disagio sotto forma di dolore fisico, o di aggressività ed opposizione, o ancora di mutismo ed isolamento dal resto del gruppo: è importante che i familiari e gli insegnanti non sottovalutino questi segnali e si rivolgano, se hanno dei timori e dubbi, ad uno psichiatra infantile per una diagnosi corretta.
Poter dare una stima di quanti bambini soffrano di depressione e di quali siano le fasce d’età più colpite risulta piuttosto difficile, non per la mancanza di dati, ma per la discordanza dei dati diffusi. Mediando le informazioni più attendibili sembra che in Italia la percentuale di bambini colpiti si aggiri attorno al 2% in età scolare ed aumenti nell’adolescenza (4%), colpendo in prevalenza le ragazze. Le cause, probabilmente, risiedono in un insieme di fattori genetici ed ambientali. Sottovalutare o non riconoscere i disturbi depressivi nell’età evolutiva può portare a pesanti conseguenze nello sviluppo cognitivo, affettivo e sociale del giovane (sviluppo di psicosi, abuso di sostanze), motivo per il quale una corretta gestione clinica della patologia è sempre necessaria.
La Plasticità cerebrale consente, alla luce delle scoperte Neurologiche, potenzialità che spesso non conosciamo, anche nella prevenzione e aiuto alle cure specialistiche di sindromi psichiatriche
ripresa dalla psicoanalisi moderna, che consiste nell’ottenere la
guarigione dell’ammalato facendogli assumere l’atteggiamento
esteriore della condizione cui si vorrebbe riportarlo.” (A. Artaud)